La mostra Bellezza e Bruttezza. L’ideale, il reale, il grottesco nel Rinascimento affronta il complesso rapporto tra Bello e Brutto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, mettendo in evidenza come queste due categorie, inscindibili fin dall’antichità, assumano nuovi significati nel contesto rinascimentale.
Se nel primo Rinascimento la Bellezza è ancora legata ai canoni matematici dell’ideale classico, la Bruttezza emerge come deviazione dal modello, spesso associata a una rappresentazione realistica della “vera Natura”. Nel corso del Cinquecento, con il progressivo affrancarsi dell’Arte dai canoni e dalla mimesi naturale, l’Artificio diventa strumento creativo autonomo, capace di trasformare, correggere e persino deformare la Natura, generando nuove e molteplici forme di Bellezza e Bruttezza.
Il percorso espositivo, costruito con rigore didattico e attraverso opere prestigiose, propone un confronto tra artisti del Rinascimento italiano e nord-europeo, in particolare fiammingo, per indagare costanti e varianti di gusto e stile. Dall’eredità dell’antico al ritratto realistico, dalle figure eccezionali di muse, mostri e prodigi al grottesco e alla caricatura, la mostra esplora il ruolo centrale dell’Artificio nel riscatto della Bruttezza e nella ridefinizione del Bello.
Il percorso si conclude con la compresenza di Bellezza e Bruttezza nello stesso spazio figurativo, affermando l’idea cinquecentesca che tutto ciò che è ben imitato dall’Arte possa essere considerato Bello, dando forma a quella che verrà definita una vera e propria “bella bruttezza".