Ciclo di quattro conferenze culturali e sei appuntamenti di lettura pubblica e integrale del poema omerico per riscoprire l’Odissea, com'era: racconto orale, collettivo, condiviso. Non una messa in scena teatrale, ma un racconto: il ritorno dell’aedo, che narra al pubblico le gesta di Ulisse, nell’anno in cui l’interesse per il mito omerico è caratterizzato anche dall’uscita a livello mondiale del kolossal cinematografico di Christopher Nolan The Odyssey (nelle sale cinematografiche dal 16 luglio).
Proposta di lettura in luoghi simbolo della città di un poema ancora oggi attuale, per stimolare una riflessione sull’identità, sull’erranza e sull’accoglienza, in un tempo segnato da migrazioni.
L’iniziativa, a cura di Jacopo Bulgarini d'Elci, viene realizzata in collaborazione con l’amministrazione comunale e la biblioteca civica Bertoliana.
Le storie infinite, dall’Odissea a noi
Conferenza finale con Jacopo Bulgarini d’Elci.
Giunti alla fine del viaggio attorno all’Odissea, ne indaghiamo la straordinaria modernità narrativa. Mettendola a confronto con l’esempio più forte di racconto popolare del nostro tempo: la serialità televisiva. Che ne ricalca la dilatazione temporale, la natura episodica, le forme di fruizione “collettiva”, persino la pratica del “cliffhanger” e del colpo di scena.
Ma le assonanze non sono solo formali. Tante invenzioni omeriche sembrano rivivere nei naufragi, nei misteri, nei flashback di Lost. Il destino dispiega le sue trame invincibili nei vertiginosi incastri temporali di Dark. In Twin Peaks si attraversano soglie tra mondi, alla ricerca di risposte. Ancora: I Soprano e Breaking Bad attualizzano l’Ulisse prototipo dell’antieroe. Guerre, regni e successioni dinastiche segnano blockbuster come Game of Thrones e Succession. E i ragazzi perduti di Euphoria cercano in fondo, non troppo dissimilmente da Telemaco, un modo per crescere in un mondo famelico di pretendenti bramosi…
Così, l’Odissea si rivela non solo classico intramontabile, ma matrice feconda delle invenzioni fantastiche che popolano i nostri mondi narrativi. Madre di tutti i racconti in cui, tremila anni dopo, ci perdiamo e ritroviamo.