Il ciclo delle sei sonate e partite per violino solo risale al periodo che Bach trascorse alla corte di Köthen, tra il 1717 e il 1723. In esse, Bach dimostra di aver assimilato lo stile dei grandi virtuosi tedeschi del violino della generazione precedente (Biber, Schmeltzer, Walter), il mondo della viola da gamba francese di Saint-Colombe e Marais, fino allo stile contemporaneo influenzato da Corelli e Vivaldi. Ma se le tre sonate seguono lo schema "lento-veloce-lento-veloce" tipico della "sonata da chiesa", le partite si articolano invece come vere e proprie "suite" di danze, dove il compositore può elaborare in modo libero la sequenza dei movimenti, realizzando una perfetta applicazione del verbo "spielen" che, in tedesco (come in inglese o in francese) indica tanto "suonare" quanto "giocare"; da una parte l'esecutore si trova a "giocare" col proprio strumento avvalendosi di ogni genere di abilità (controllo tecnico, suono, analisi, fantasia); dall'altra il compositore costruisce queste tre "suite" in modi completamente diversi. La prima partita, in si minore, è articolata in un "gioco delle coppie" in cui ogni movimento di danza (Allemanda, Corrente, Sarabanda, Bourèe) è accoppiata a un "Double", ossia a un movimento speculare al precedente che ne costituisce una "variazione" nel senso più ampio del termine. La seconda partita, in re minore, sembra seguire un impianto più tradizionale la cui ampia ciaccona conclusiva suggerisce l'influsso francese mostrando, allo stesso tempo una complessità straordinaria, a tratti misteriosa, a cui sono stati dedicati innumerevoli studi. Tra essi, è importante evidenziare il lavoro di di Helga Thoene che ha dimostrato come questa partita abbia un'impronta sacra, dato che nella Ciaccona possono essere individuati segmenti di corali luterani legati soprattutto alla sfera funebre, ipotesi che porterebbe questa partita a essere un "Tombeau", ossia una composizione commemorativa di un defunto la cui tradizione è fortemente radicata nello stile francese. Il fatto che questo intento non sia esplicitato sul manoscritto porterebbe a pensare non a un omaggio a una personalità scomparsa, ma piuttosto a un lutto personale: dato che la data dell'autografo (1720) coincide con la scomparsa della prima moglie di Bach, Maria Barbara, alcuni hanno voluto vedere in lei la dedicataria: una ipotesi priva di evidenza documentale, ma affascinante e commovente. Infine, la terza partita, con la sua abbacinante sinfonia (che Bach orchestrerà nella cantata BWV29) e le sue giustamente celebri danze, conclude il ciclo con un clima straordinariamente luminoso e gioioso.
Johann Sebastian Bach
Partita n. 1 in si minore, BWV 1002
Allemanda – Double
Corrente – Double. Presto
Sarabande – Double
Tempo di Borea – Double
Partita n. 2 in re minore, BWV 1004
Allemanda
Corrente
Sarabanda
Giga
Ciaccona
Partita n. 3 in mi maggiore, BWV 1006
Preludio
Loure
Gavotte en Rondeaux
Menuet I
Menuet II
Bourrée
Gigue