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Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi nasce a Roma il 7 marzo del 1900. Laureato in giurisprudenza, dopo la laurea si dedica alla pittura e nel 1923 frequenta la Libera Scuola di Nudo di Felice Carena a Roma. Tra il 1927 e il 1933 compie ripetuti soggiorni a Parigi dove elabora una pittura figurativa e tonale, fatta di luce e colore, che si ricollega a fonti classiche italiane. Nella sua lunga carriera artistica ottiene numerosi premi e riconoscimenti. Dagli inizi degli anni '40 avvia una trasformazione della sua ricerca pittorica: il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e arancio.Giuseppe Capogrossi
Giuseppe Capogrossi nasce a Roma il 7 marzo del 1900. Laureato in giurisprudenza, dopo la laurea si dedica alla pittura e nel 1923 frequenta la Libera Scuola di Nudo di Felice Carena a Roma. Tra il 1927 e il 1933 compie ripetuti soggiorni a Parigi dove elabora una pittura figurativa e tonale, fatta di luce e colore, che si ricollega a fonti classiche italiane. Nella sua lunga carriera artistica ottiene numerosi premi e riconoscimenti. Dagli inizi degli anni '40 avvia una trasformazione della sua ricerca pittorica: il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e arancio.Intro
Intro
L’opera Superficie 154 è caratterizzata dal segno-simbolo di Capogrossi, la “forma a forchetta”, che viene ripetuta in sequenza in varie posizioni e dimensioni che creano dei vuoti e dei pieni. Come in tutta la produzione di Capogrossi, si crea un ritmo ossessivo e primitivo enfatizzato dalla scelta cromatica basata solo su due colori, il bianco e il nero, interrotto dall’inserimento di piccole tracce di colore rosso e arancione. L’opera diventa un campo pregnante in cui si attua l’equilibrio tra vuoti e pieni, forse suggerito anche dal pensiero zen, per il quale il vuoto non è il nulla, ma assenza, mancanza e pertanto luogo che racchiude invisibili forme di energia potenziale.
L'opera si trova alle Gallerie d'italia - Milano.
L’opera Superficie 154 è caratterizzata dal segno-simbolo di Capogrossi, la “forma a forchetta”, che viene ripetuta in sequenza in varie posizioni e dimensioni che creano dei vuoti e dei pieni. Come in tutta la produzione di Capogrossi, si crea un ritmo ossessivo e primitivo enfatizzato dalla scelta cromatica basata solo su due colori, il bianco e il nero, interrotto dall’inserimento di piccole tracce di colore rosso e arancione. L’opera diventa un campo pregnante in cui si attua l’equilibrio tra vuoti e pieni, forse suggerito anche dal pensiero zen, per il quale il vuoto non è il nulla, ma assenza, mancanza e pertanto luogo che racchiude invisibili forme di energia potenziale.
L'opera si trova alle Gallerie d'italia - Milano.